Pagina:Pensieri e discorsi.djvu/209

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l’eroe italico 197

nel sangue e nella gloria; ma più familiar ricordo di lui è in ogni ordine e grado di cittadini: nel Re, che nacque a Napoli che l’eroe restituì a sè stessa e all’Italia; nei lavoratori, dei quali egli conobbe la vita e soffrì la fame; nell’esercito, che l’ebbe generale a Varese; nell’armata, che l’avrebbe voluto ammiraglio a Lissa; nella nobiltà, che gli forniva le guide per le sue schiere; nei preti... anche nei preti, sì, che gli dettero il più alto de’ suoi martiri, Ugo Bassi, e il più efficace de’ suoi salvatori, Giovanni Verità: un frate e un prete; clero regolare e secolare. E fuori della patria, gl’Italiani nel suo nome si stringono, e nella sua memoria si consolano, quando sono spregiati, perseguitati, linciati, essi che ebbero Garibaldi, Garibaldi che là avrebbe potuto prender posto vicino a Washington e a Lincoln, ed essere Ulisse Grant, e non volle e non potè, perchè doveva in Italia restar... Garibaldi, ed esservi, magari, ferito, imprigionato, rinnegato! E nelle fazendas del Rio Grande, i nostri infelici Iloti, nel loro esule terribile lavoro di sradicar selve e dissodar terre altrui, ne’ delirii della fame e della febbre, sentono, gli Iloti, galoppare nelle notti, per le piccade, il divino Filibustiere.



III.


Egli è però la visione patria, che apparisce da per tutto sull’Alpi e presso i laghi, intorno a cui battagliò in tre guerre e vinse invano; sugli Apennini che fendè con una fuga più mirabile d’ogni vittoria; sui mari che corse tutti dalla fanciullezza sino alla vecchiaia, e su cui diresse il Piemonte e il Lombardo;