Pagina:Pensieri e discorsi.djvu/35

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il fanciullino 23

quando si reca alla villa, conclude: “Venda l’olio, se si vende bene; il vino, il frumento che avanzi, lo venda. I buoi incaschiti, le fattrici non più buone, così le pecore, la lana, le pelli, un barroccio vecchio, ferramenti vecchi, uno schiavo attempato, uno schiavo ammalazzito, e altra roba che ci sia di troppo, la venda. Un padre di famiglia deve tirare a vendere, non a comprare„1. Quegli schiavi, tra la ferraglia vecchia e l’altra roba d’avanzo, a noi fanno un certo senso; eppure era naturale che si nominassero a quel punto. Varrone in fatti riferisce questa elegante distinzione delle cose con le quali si coltivano i campi: “Altri le dividono in tre generi: strumento vocale, semivocale e muto; vocale, in cui sono gli schiavi, semivocale in cui sono i bovi, muto in cui sono i carri„2. È naturale, s’intende, che Virgilio scrivendo di proposito sull’agricoltura, in versi bensì ma non a fantasia, in versi ma dopo avere studiato l’argomento anche sui libri degli altri, parlasse a ogni momento, oltre che dei plaustri e dei bovi, di quello strumento precipuo della coltivazione che erano gli schiavi. Noi, per esempio, dobbiamo aspettarci che come insegna quale profenda dare, erbe in fiore e biada, al polledro da razza3, e ai manzi in tanto che si domano, non sola erba e frasche di salcio e paleo di palude, ma anche piantine di grano appena nato4; così ammaestri il buon massaio sul pane e companatico,

  1. Cat. de agri cultura 2, 7. Armenta delicula, oves deliculas. Traduco così, scostandomi dal Keil. Cf. per il significato di armenta Verg. Georg. 3, 129.
  2. Varr. Rerum Rusticarum 1, 17.
  3. Georg. 3, 126 sqq.
  4. ib. 174 sqq.