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84 MARIO RAPISARDI

VI. 1

giugno 1906.

Novellare in buona fede su la conciliazione del Sillabo con la scienza, può far sorridere; prosternarsi al Tribunale del S. Uffizio in pieno secolo XX, può destar più compassione che sdegno; ma rimanere fra consultori altissimi della pubblica istruzione non può, non deve, nè voi, liberi intelletti d’Italia, lo soffrirete senza ardente protesta, chi umiliando sè stesso innanzi al più bestiale potere che rammenti la storia ha sconfessata la scienza, rinnegato il pensiero, tradito l’ufficio dell’arte, insultata e bestemmiata l’umanità.


VII.

25 ottobre 1906.

Bizantineggiare di scuole in tanto irrompere di ambizioni vaticanesche è delitto di lesa civiltà. Tutte le questioni dovrebbero tacere innanzi al mostro nero che si avanza, a bandiere spiegate, alla conquista delle urne.

Tutti coloro che pensano dovrebbero unirsi in un solo proposito, in un’opera sola: debellare l’esercito delle tenebre che minaccia la vita e l’onore d’Italia.


  1. Per un comizio di protesta tenuto nell’Università di Catania contro l’atto inconsulto di un novelliere senatore, membro del Consiglio Superiore della P. I.