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92 MARIO RAPISARDI

XVI.

maggio 1907.

Un’intesa fra i lavoratori del braccio e i lavoratori del cervello è più che mai necessaria in quest’ora bieca di abbiosciamento morale e volpeggiamento politico della nazione. La strana confusione delle idee, il tentennamento inaspettato di alcune coscienze diritte, il bizantineggiare ozioso e pernicioso dei partiti, il fermento di tante mal celate ambizioni, l’esempio stomachevole di tanti adattamenti e di tanti compromessi codardi, rendono indispensabili una cooperativa di epurazione e di rivendicazione morale.

Scenda la scienza dalla cattedra aristocratica, esca dalle accademie, smetta la toga e il cipiglio e si mescoli di quando in quando col popolo e dica al popolo la nuova parola, diradi la nebbia che ottenebra la coscienza dei lavoratori, diradichi gli sterpi che ingombrano il cammino. Bisogna finalmente persuadersi che la così detta questione sociale è sopra tutte questione morale.

Molto ha fatto il socialismo per il miglioramento economico degli operai; ma finchè l’anima popolare non sarà illuminata e purificata dalla conoscenza dei propri doveri, finchè il maledetto scirro clericale la stringerà fra le sue branche, e la scuola, la famiglia e direi quasi la vita civile saranno appestate dalla nera genia, ogni proposta di riforme sociali parrà un mettere il carro avanti i