Pagina:Perini - Trento e suoi contorni, 1868.djvu/26

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nato pubblico, e sorgono tuttora illesi molti antichi edificii di stile lombardesco, che alternati ai recenti caseggati e alla severa e grandiosa maestà de’ templi, compartiscono alla città quella varia prospettiva che ricrea la vista senza adottare il pessimo costume di colorire a varie tinte le facciate, onde abbagliare l’occhio dei passeggieri colla veste del camaleonte. Rispettiamo piuttosto i pochi a freschi che decorano le anziane abitazioni dei nostri progenitori, che ricoverarono i Padri del Concilio, e non badiamo al liscio che ci propongono coloro i quali mancano di ricordi monumentali, di avite tradizioni, e di quelle storiche impronte che sono l’anima e il nobile orgoglio d’ogni civile e provetta società.

Prima di passare allo scompartimento delle vie si osserva che la maggior parte sono dirette da oriente a occidente, da settentrione a mezzogiorno. A tratteggiare in certo modo la pianta della città di Trento, onde evitare ogni confusione, menzioneremo soltanto le vie e le piazze principali. Chi sorte dalla stazione della via ferrata, e percorre il veicolo che traversa l’alveo vecchio dell’Adige si trova nella piazzetta Romana, e s’incontra in tre contrade, nella Larga di fronte, chiusa in fondo dalla prospettiva del Duomo, nella Lunga, che si sprofonda a sinistra e mette nella piazzetta del Cantone, e nella contrada del Seminario a destra che è continuazione della Lunga e conduce alla Portella, da dove a destra si passa alla porta di S. Lorenzo, e a sinistra si entra in via della Prepositura. Giunto in sul Cantone gli si apre un secondo trivio; la via di prospetto è contrada S. Marco che porta al Castello, quella a sinistra che si dilunga a settentrione e si strema nel borgo di S. Martino è contrada Tedesca, così malamente chiamata perchè conduce verso Germania; e la terza a destra volta a mezzogiorno è contrada di S. Pietro,