Pagina:Perini - Trento e suoi contorni, 1868.djvu/87

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Le pitture che lo fregiavano, parte guastate dall’incendio, parte cancellate dalle intemperie, erano dei primi affrescanti di quel tempo; le scale, le sale, le peschiere, il giardino tutto spirava grazia, eleganza e grandezza; ora non si vedono che nudi rottami, solo restano le onorate memorie d’un secolo d’oro che trovava nei principi i patrocinatori del genio e delle arti. Restano ancora le amenità della situazione romita, ma pur deliziosa. Il corso dell’Adige fra le rupi scoscese e i campi ridenti, la roggia di Sardagna che ricorda le cascate di Tivoli romoreggiando e tempestando pel dirupato fianco, la vista della villa Catturani in grembo alle macchie, verso oriente le ville e i paeselli sparsi sui colli, la quiete creata per la meditazione rendevano questo solitario ridotto degno d’un Vida.

Ripigliando il cammino verso la città si affaccia un torrione costruito di marmo rosso a difesa della porta di Verona dal cardinale Lodovico Madruzzo, ora ridotto ad elegante caffè. Si spiana davanti la piazza di Fiera, opportuna palestra pei giuochi di palla e pallone. Offre una gradevole prospettiva il palazzo già abitato dall’illustre Canella, nome caro ai Trentini e conosciuto in Italia. Verso oriente si apre un breve ma ameno passeggio nella stagione primaverile e anche invernale in grazia dei tepidi soli ai quali è esposta quella situazione. Questo viale si chiama ancora S. Bernardino Vecchio dal convento eretto nel secolo XV, che più non esiste. Si osserva la filanda Ciani vasta e di recente costruzione, alla quale stà a lato un piacevole casino. Qui sospendiamo i passeggi al piano per disporci a visitare i vicini colli.