Pagina:Piccole storie del mondo grande - Alfredo Panzini - 1901.djvu/193

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

La città morta 181

si sentono morire: pare abbiano il desiderio di cader giù: i marmi alti che reggono gli immani edifici crollanti. Se però un melanconico viaggiatore volesse formarsi un'idea di ciò che doveva essere una città medioevale, vada a Gubbio e si troverà contento: e per andarvi può questo peregrino pensoso fare, non la via che ho percorso io; ma prenda quel tronco di ferrovia privata e quasi sconosciuta, a sezione ridotta, che da Fossato si stacca e tocca con lungo giro varie città dell'Umbria e della Toscana finchè sbocca ad Arezzo.

Il monte soprastante Gubbio ha fornito, già dagli antichi tempi, pietra da taglio per gli edifici, alcuni de' quali si conservano ancora in buono stato, almeno nell'esterno: facciata chiusa, scura e liscia; una porticina in un canto a sesto acuto; in alto, sotto la grondaia sporgente, una fila di finestruole, sostenute da colonnette rotonde e sottili sì che tutto pare un ricamo.

Dei tesori d'arte che Gubbio dovea possedere rimane ciò che è difficile ad esportare, cioè gli edifici e le torri. Il Municipio contiene ancora, oltre alle famose sette lastre di bronzo, in dialetto umbro o gubbino, un museo di quadri, mobili, armi, diplomi e bolle