Pagina:Piccole storie del mondo grande - Alfredo Panzini - 1901.djvu/25

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leuma e lia 13

una timonella e si udiva la sonagliera del cavallo.

Quando arrivò la timonella, caricarono le valigie, presero posto e si avviarono di bel trotto pel lungo viale ove i raggi del tramonto traversando l’una spalliera dei pioppi, saettavano l’altra di languide frecce.

Astese, seduto davanti alla sposina, si era acquetato e pareva come assorto nella strana combinazione che lo metteva di fronte a quel volto infantile, invece di trottare verso Roma per recare aiuto al cadente Ministero. Ma ecco si scoprì la facciata di una villetta. Davanti al cancello v’era una signora con una fantesca che avea un bambino in braccio: il bambino, appena vide la carrozza, cominciò a alzar le mani, e subito la sposina spiccò un salto dalla carrozza giù verso il piccino senza badar a nessuno. “Ocio, che la no casca!„ le disse dietro l’onorevole Astese, spaventato a quel salto mentre la carrozza era ancora in moto. La signora, che era la suocera, accolse l’amico di Leuma con belle parole e con quell’accento emiliano pieno di umili inflessioni che hanno sol di per sè un suono di natia gentilezza italiana. Ella non d’altro si meravigliò se non che Astese fosse deputato, giacchè i