Pagina:Piccole storie del mondo grande - Alfredo Panzini - 1901.djvu/27

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leuma e lia 15

e una voce che chiamava: “Pi, pi, pi! a nanna!„ Saettarono alcune ombre, piccine, convergenti in un sol punto: le galline che andavano a letto.

Frattanto in abbondante acqua cominciò a detergersi dai sudori della concione e dalla polvere: alzò il ciuffo di una capigliatura sottile e sfumata: adattò una cravattina bianca ad una camicia di batista, un soprabito nero su la camicia, sì che avea preso un aspetto più conforme all’alto suo grado.

E così sporgendo il ciuffo e il naso che sorreggeva le lanterne degli occhietti vivaci, apparve nella sala da pranzo ove la famiglia era raccolta sotto una bella lampada presso una tavola candida e fiorita di bellissimi fiori. Leuma gli andò incontro e la sposa allora sorrise vedendolo.

— Benedetta, che la ride finalmente! — disse Astese — non deve mica aver paura di me; non glielo porto mica via il suo sposo! Ma sai — e si rivolgeva a Leuma — che io ci pensavo a questo caso, cioè che una delle tante fate di nostra anzi di tua conoscenza ti avesse rapito e sottratto alle delusioni del mondo?

Il complimento ebbe la virtù di fare a pena sorridere Leuma, ma Lia rimase seria. Allora