Pagina:Piccole storie del mondo grande - Alfredo Panzini - 1901.djvu/90

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78 il cuore del passero


Di giugno la madreselva olezzò: i grappoli odorosi caddero come cadono le più durevoli cose. Questa vicenda era avvenuta nove volte, cioè nove anni si erano fuggiti da che il passero pendeva alla parete.

Ogni tanto, nel silenzio della casa, si sentiva uno sgretolio: era il passero che sgusciava il chicco di miglio o la sementina secca del melone.

Ogni volta che io ritornava a casa da lontane città (triste oggi e laboriosa, oltre il volere di natura e di Dio, si è fatta la vita) non potevo a meno di chieder novella del vecchio passero nella sua gabbia.

- Sempre vivo? - domandavo.

- Sempre vivo, figliuolo! - rispondeva la cara mamma.

*


Quella bestiolina mi richiamava alla memoria cose dolci e svanite di molti anni fa. Quel passero io lo avea raccolto nove anni prima in una città lontana. E fu così: Una sera d'aprile, camminando lunghesso le muraglie, sento cadere qualche cosa davanti a me. Era un passero da nido, ancora implume, caduto giù dal tetto inavvertitamente.