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312 parte ii - capitolo viii

Lasciò cader la penna, stette a contemplar l’amica. «L’è a Lod» diss’ella sottovoce. «El Controlor l’è staa a Lod. Speri comè!» E poi scappò in sala temendo esser sospettata da suo marito.

Finito il tarocco, Pasotti si accostò a una finestra, disse forte qualchecosa sugli effetti della luce crepuscolare e chiamò Franco. «Bisogna che tu venga stasera da me» gli disse piano «devo parlarti.» Franco cercò schermirsi. Partiva l’indomani mattina per Milano, lasciava la famiglia per qualche tempo, gli era difficile passar la sera fuori di casa. Pasotti replicò ch’era assolutamente necessario. «Si tratta del tuo viaggio di domani» diss’egli.


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«Si tratta del tuo viaggio di domani!» Appena partiti i Pasotti per Albogasio Superiore, Franco riferì questo colloquio a sua moglie. Egli n’era stato turbatissimo. Pasotti sapeva, dunque; non avrebbe fatto tanti misteri se non avesse inteso alludere al viaggio di Torino. E Franco era seccatissimo che Pasotti sapesse. Ma in che modo? Lo amico di Torino poteva essere stato imprudente. E adesso che voleva da lui Pasotti? C’era forse in aria qualche altro colpo della Polizia? Ma Pasotti