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408 parte ii - capitolo x


A vegliare con Ester si trattenevano altre donne del paese e Ismaele che doveva partir per Lugano alle cinque. Lo zio Piero era andato a letto.

L’Aliprandi e il professore si fermarono sul sagrato a guardar la finestra illuminata dell’alcova, ad ascoltare. Silenzio. «Maledetto lago!» fece il dottore, pigliando il braccio del suo compagno e rimettendosi in via. Certo egli pensava così dicendo alla dolce creaturina che il lago aveva uccisa ma v’era pure nel suo cuore il dubbio che altri guai fossero in cammino, che l’opera sinistra delle acque perfide non fosse ancora compiuta; e v’era una pietà immensa per il padre, per il povero padre che non sapeva ancora niente.




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