Pagina:Piccolo Mondo Antico (Fogazzaro).djvu/97

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la lettera del carlin 93

lare al buio! Guardi, mi metto persino qui, io!» Andò a sedere al suo scrittoio fuori del chiaror debole ch’entrava dalla finestra, e parlò. Parlava sempre nervoso e disordinato; figurarsi adesso con l’agitazione che aveva in corpo.

«Comincio, neh? Chi sa cosa dirà, caro don Franco! Tutte chiacchiere inutili, queste; ma cosa vuole, là, pazienza. Comincio dunque; di dove comincio? Ah Signore, vede che bestia sono che non so nemmeno più dove cominciare? Ah, quell’allucinazione! Sì, Le ho detto una bugia poco fa, posso benissimo sospettare l’origine di quell’allucinazione. Si tratta d’una lettera, proprio d’una lettera che io ho fatto vedere due anni sono alla signora Teresa. Una lettera del povero don Franco Suo nonno. Bene, adesso cominciamo dal principio.

Il mio povero papà, negli ultimi giorni della sua vita mi parlò di una lettera di don Franco che avrei trovato nel cassettone dov’erano tutte le carte da conservarsi. Mi disse di leggerla, di custodirla e di regolarmi, a suo tempo, secondo la mia coscienza. «Però», disse, «è quasi certo che non vi sarà niente a fare. «Il povero papà viene a mancare, io cerco la lettera nel cassettone, non la trovo. Frugo tutta la casa; non la trovo. Cosa vuole? Mi do pace con l’idea che non ci sarà niente a fare e non ci penso più. Bestia, vero? Animale? Me lo dica pure, me lo merito, me lo son detto tante volte io. Schiavo, andiamo avanti. Lei sa com’è stata regolata la successione di Suo