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il caffè del commendatore. 209

“Scusi, signor Commendatore, Lei è presidente della Giunta di vigilanza dell’Istituto tecnico„.

“Sì„.

“Ho udito dire che viene un professore nuovo„.

“Sì„.

“Ecco, perchè avrei una camera da affittare, se volesse dirgli una parolina!...„.

Il Commendatore se la cavò come potè e l’altro annunciò al Bibliotecario che il marchese Scremin chiedeva di parlargli quando fosse libero.

“Parlarmi! Non vorrà mica soldi, spero!„ Il Commendatore trasalì. Quattrini? Perchè? Andavano male gli affari di casa Scremin? Male, male; proprio adesso che sua figlia guarisce. Guarisce? Ma! La notizia del giorno, nella sagrestia del Duomo, era questa. Guarisce, viene a casa fra pochi dì.

Il povero Commendatore che aveva, nella sua grande bontà, viscere particolarmente affettuose per tutti i nati dentro la cerchia delle mura cittadine e anche nei borghi e anche oltre il selciato, in quelle terre suburbane del Comune dove non era giunto l’affetto di antichi pubblici benefattori, se ne andò tutto rannuvolato per l’intravvista rovina di una illustre famiglia della sua patria e crucciato nella coscienza di rattristarsi troppo della rovina e di rallegrarsi troppo poco della guarigione annunciata. Forse non era vero, ma se fosse vero, altro

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