Pagina:Piccolo Mondo Moderno (Fogazzaro).djvu/385

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vena di fonte alta. 363

indelebili, dal cortile di casa Scremin dove fanciulletto aveva giuocato col figlio dell’autentico Giacomo, al caffè dov’era condotto, le domeniche di quel tempo antico, a prendere il gelato, ai passeggi suburbani che don Paolo prediligeva, alle chiese che frequentavano insieme, al Seminario dove, per desiderio dello stesso don Paolo, aveva più volte, con vere angoscie, subìto esami di latino e d’italiano, alle stanze dei giorni più felici, dei più dolorosi e dei più aridi, agli uffici del Municipio, alla sala delle adunanze consiliari, a villa Diedo.

Villa Diedo! E Vena di Fonte Alta? E la promessa data? Farebbe una visita di poche ore, il più tardi possibile fra quindici o venti giorni, verso la metà di luglio. Sarebbe stato più opportuno astenersene poichè il legame si doveva allentare; ma la promessa? Una semplice visita, un saluto! Sì, una semplice visita, un saluto; però l’idea di questa visita, di questo saluto, che poteva essere l’ultimo, gli tolse la voglia di fantasticare più oltre.


IV.


Pensate un cornuto arcavolo mostruoso degli elefanti, invadente a muso basso l’ampia sua via,