Pagina:Piccolo Mondo Moderno (Fogazzaro).djvu/400

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378 capitolo sesto.

alle sue idee, il tenace scetticismo, quelle fredde ragioni opposte al suo divisamento generoso e che in fondo, pur non volendolo confessare a se stesso, trovava giuste, almeno in parte; sopra tutto quel non avergli detto una sola parola di ammirazione, finivano di staccarlo da lei, lo rendevano quasi sdegnoso, impaziente dei dolci atti e dei dolci detti.

“Intanto„ diss’egli ex abrupto, per troncare le dolcezze, “non cederò tutto il mio. Conserverò una piccola proprietà Maironi, antica, non venuta da casa Reyna, e conserverò la casa di Oria che mia madre ha ereditato da mio zio Ribera. Sarà la povertà, ma non la miseria. Appena stipulata la cessione andrò in Francia a studiare e forse anche a lavorare con le mie mani. Sarà il primo passo per servire la mia opinione della giustizia, per diventare, in tutto, l’uomo che l’anima grande, unica, di mia madre deve avere desiderato in me. Perchè oramai la mia stella è d’incarnare l’ideale di mia madre. Mia madre sarebbe felice di vedermi abbandonare una classe sociale dove non si vuol saperne della giustizia eterna per non sentirsene obbligati a sacrifici duri, oppure se ne fa un Dio personale col quale non è poi tanto difficile di accomodare i conti; una classe dove non si vuole che godere giorno per giorno, non si vuole che...„

Non compiè la frase. Alle prime parole crude