Pagina:Piceno Annonario ossia Gallia Senonia illustrata Antonio Brandimarte 1825.djvu/108

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Defossus intus quem sacerdos excipit,
Guttas ad omnes turpe subjectans caput,
Et veste, et omni putrefactus corpore.
Quin os supinat, obvias offert genas,
Supponit aures, labra, nares objicit,
Oculos et ipsos perluit liquoribus,
Nec jam palato parcit, et linguam rigat,
Donec cruorem totus atrum combibat.
Postquam cadaver sanguine egesto rigens,
Compage ab illa flammea retraxerint,
Procedit inde pontifex visu horridus,
Ostentat udum verticem, barbam gravem,
Vittas madentes, atque talibus contagiis
Tabo recentis sordidum piaculi,
Omnes salutant, atque adorant eminus,
Vilis quod illum sanguis, et bos mortuus
Foedis latentem sub cavernis laverint.

Premesse queste notizie penso, che la Città di Attidio prese il nome da un tempio celebre, che vi fu, dedicato ad Attide, e che gli Etrusci fabbricarono la Città, ed il tempio. Dicano pure quello, che vogliono i moderni antiquari: io sempre crederò più a Plinio, che ad essi. Questi ci manifesta, che il Piceno, ed agro Gallico prima fu occupato da’ Siculi, che questi furono espulsi dagli Umbri, e questi dai Toscani: Umbri illos expulere: hos Etruria. Come questi Etrushi fondarono nel Piceno le due Città di Cupra secondo Strabone così fondarono Attidio in una regione vicina ad esso. Tutti gli scrittori dicono, e fra essi Plutarco1, Tacito2, Strabone3, Macrobio4, che i Tirreni furono superstiziosissimi, e che da essi furono istruiti i Romani nelle cerimonie della religione. Come è possibile, che ciò non eseguissero in un luogo situato nel seno di un monte, abbondante di freschi pascoli, esposto molto al sole, e


  1. In Simpos.
  2. L. 4. Annal. c. 55.
  3. Lib. 5.
  4. Satur. lib. 1. c. 21.