Pagina:Piceno Annonario ossia Gallia Senonia illustrata Antonio Brandimarte 1825.djvu/125

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COS LABEFACTATA

IVLIO DE RVERE CARD. VRBINENS. AN
NVENTE AB OCTAVIO VVLPELLO A S.
ANGELO ET FILIIS QVASI EMORTVA AD

LVCEM RESTITVTA EST. ANNO D. M. DLXIV


Il Volpelli, che merita tutta la lode, per la premura, che si prese, erra col dire hic condita, mentre le rovine non rimangono a Castel Leone, ma sotto di esso, e nella pianura. Nè fu edificata da’ Pelasgi, non già perchè questi non mai occuparono l’Agro gallico, come pretende il Colucci, ma perchè Dionisio di Alicarnasso ci assicura, che dopo la partenza de’ Pelasgi dall’Italia tutte le Città fondate da essi rimasero rovinate fuori di Crotone nell’Umbria. Ecco le di lui parole1: „rimasero le altre terre de’ Pelasgi tutte rovinate. Ma Crotone conservatasi lungamente nella prima forma, non ha molto, che il nome, e gli abitatori mutò, ed è al presente colonia de’ Romani, e Cortona ha nome„ I Pelasgi secondo Marsilio Lesbio2 dopo aver fatta guerra ai Siculi, ed agli Umbri furono afflitti da molti mali. Ricorsero essi agli Dei, e questi risposero, che perciò eran puniti, perchè non avevano adempite le promesse, che loro fecero. Strana ad essi sembrò tale risposta, perchè puntualmente avevano pagate le decime. Ma un vecchio soggiunse, che gli Dei avevan ragione, perchè non avevano mai pagata la decima de’ loro figliuoli. I Pelasgi si turbarono, e non credendolo consultarono gli auguri. Questi confermarono i detti del vecchio, e quindi nacque una sedizione sul modo di decimare. La moltitudine ebbe per sospetti i loro Magistrati, i quali facevano la decima senza alcuna modestia, e molti separamenti, come se fossero stati agitati dalle furie. Finalmente presero il partito di andar via dall’Italia, e molti luoghi perciò rimasero deserti. Io pure sarei fuggito con essi


  1. Lib. 1.
  2. Apud Dionis lib. 1.