Pagina:Piceno Annonario ossia Gallia Senonia illustrata Antonio Brandimarte 1825.djvu/156

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ni Romani, che nelle precedenti azioni erano rimasti in potere de' Cartaginesi. Erano tanto stanchi i vincitori di uccidere, e di spargere il sangue, che essendo venuti a dire a Livio nel giorno dopo, che poteva facilmente tagliarsi a pezzi una partita de' nemici, che fuggiva: Nò, nò, rispose, è bene, che rimanga qualcuno, acciocchè porti la nuova della loro sconfitta, e della nostra vittoria. I Romani vi perdettero otto mila dei loro, che restarono morti sul campo. Nerone partì, e ritornò al suo esercito. Face gittare nel campo de' Cartaginesi la testa di Asdrubale, affinchè vedesse Annibale la sventurata fine, che aveva fatta il Fratello, e fece passare ne' di lui accampamenti due di quei soldati, che aveva fatti prigioni, affinchè l'informassero dell'accaduto nella giornata del Metauro. Disanimato Annibale da tale novella esclamò, che riconosceva ad un colpo così mortale qual fortuna doveva aver Cartagine. Orazio1 gli mette in bocca le seguenti parole

Carthagini jam non ego nuncios
Mittam superbos. Occidit, occidit
Spes omnis, et fortuna nostri
Nominis, Asdrubale interempto.

Si rifletta in ultimo, che nel Piceno Annonario montano, cioè nell'Agro Sentinate si consolidò la potenza Romana colla sconfitta de' Galli l'anno 294 avanti a Gesùcristo, e che nel Piceno Annonario marittimo fu decisa dall'evento la seconda guerra Cartaginese, che ebbe conseguenze si grandi, e che fece tremar Roma nell'anno 208 avanti a Gesùcristo, cioè ottanta sei anni dopo, e si rifletta, che in questa stessa provincia fu ucciso Totila, e disfatto l'esercito de' Goti. Ma è tempo tornare alla Tavola. Fra il Metauro, e Sinigaglia rimane un'Osteria pubblica chiamata Marotta, e comunemente si dice, che tal contrada così si chiama, perchè ivi fu data la rotta ad Asdrubale.


  1. Lib. 4. od. 4.