Pagina:Piceno Annonario ossia Gallia Senonia illustrata Antonio Brandimarte 1825.djvu/176

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Dirò ora poche parole sopra Montefeltro, chiamato ora S. Leo, come contro il P. Contareni sostiene l’Arciprete Marini. Gli autori più antichi, che la nominano, sono Procopio, e l’Annonimo Ravennate, che dice Monte Feltre, Orbino, Foro Sempronii etc. Procopio1 narra, che Vittige vi lasciò la guarnigione prima di portarsi in Rimini: castella sunt praeterea duo, Cesena, ac Monsferetrus. In utroque praesidiaros haud minus D. constituit. Rimane tale Città fra i fiumi Conca e Marecchia. È nominata da Anastasio Bibliotecario: Desiderius Longobardorum rex superbiae, et jactantiae fastu levatus .. confestim direxit multitudinem exercitus, et occupare fecit fines Civitatum, idest Senogalliensis, Montis feretri, Urbini, Eugubii. Trovasi enumerata tra le Città della Pentapoli nelle conferme della donazione, che Pippino, e Carlo Magno fecero alla S. Sede. Luitprando2 ci fa sapere, che fu assediata da Ottone: Otho Papiae novem conscendit, ac per Eridani alveum Ravennam usque pervenit, indeque progrediens Montem Feretrarum, quod oppidum S. Leonis dicitur, in quo Berengarius, et Uvila erat, obsedit. Io non trovo ricordato dagli antichi Scrittori altro fiume, altra Città, ed altro Pago fuori di quelli, de’ quali sino al presente parlai. Plinio pone nella Sesta Regione più Città, che ora sono perite. Potrebbe essere, che oltre quelle, delle quali feci parola, alcuna rimanesse nel Piceno Annonario. Se alcuno scuoprirà ove fu, non solamente farà un piacere a me, ma anche agli eruditi, se paleserà la sua scoperta.


  1. De bel. Goth. l. 2. c. XI.
  2. Lib. 6.