Pagina:Piceno Annonario ossia Gallia Senonia illustrata Antonio Brandimarte 1825.djvu/24

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sole P. Decio Mure, uomo fanatico, stimò cosa doverosa il sacrificar sè medesimo agli Dei Mani per salvare la patria, come se la salute di lei dipendesse dalla propria sua vita, e la sola sua morte fosse bastata a dare una sconfitta a’ nemici. Per tale rotta non partirono i Galli dalle lor terre, ne’ vi ammisero dominio de’ Romani. Ristorati delle perdite della guerra dopo dieci anni unitisi co’ Lucani, co’ Bruzj, co’ Sanniti, e cogli Etrusci mossero guerra a’ Romani. Polibio toccando l’assedio di Arezzo così si espresse. = “Assediando i Galli Arezzo, i Romani dando ajuto agli Aretini combatterono non molto lontano dalle di lei mura. Essendo superati in tale battaglia, ed essendo stato ucciso Lucio Console, surrogarono nel di lui luogo Manio Curio. Questi inviò subito legati nella Gallia per redimere i prigionieri. Essendo ivi giunti furono uccisi da’ Galli contro il dritto delle genti. Esacerbati i Romani da tale sceleratezza, scelte nuove truppe si apparecchiano di penetrare nella Gallia. Ma essendosi per poco avanzati si fanno loro incontro i Senoni. Attaccata la zuffa i Romani li superano, e ne uccidono gran parte. Fugarono il rimanente dalle lor terre, e s’impadroniscono della loro regione. Conducono nella Città una nuova colonia, e col nome antico la chiamano Sena, perchè fu abitata da’ Galli prima di ogni altro. È situata tale Città nel lido del mare Adriatico, ove finiscono i campi d’Italia” = Così al dire di Plinio furono intieramente distrutti coloro, che avevano incendiata Roma.

Cacciati i Galli dalle lor terre, queste divennero del popolo Romano. Egli era amico, e confederato in quel tempo co’ Piceni, come ci avvisa T. Livio1: fœdus ictum cum Picenti populo est. Furono questi così fedeli con esso, che secondo il citato Storico gli svelarono le trame, e le istigazioni loro fatte da’ Sanni-


  1. Lib. 9.