Pagina:Piceno Annonario ossia Gallia Senonia illustrata Antonio Brandimarte 1825.djvu/34

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to gl’Imperatori sopra la Marca, e non si può lodare Azzo di Este per aver chiesta l’investitura di Ottone IV, che dimentico de’ beneficj, che gli fece Innocenzo III. scorse con armata tutta l’Italia; e fra le altre Città, che occupò, prese intieramente la Marca Anconitana. Corre dunque il settimo secolo, da che la metà del Piceno suburbicario, e quasi tutto il Piceno annonario mutò nome, e chiamasi Marca di Ancona. I confini di questa Provincia egregiamente furono delineati con due soli versi dall’Omero italiano, cioè dall’Ariosto, quando cantò

E Azzo suo fratel lascierà erede
Del dominio di Ancona, e di Pisauro
D’ogni Città, che dal Truento siede
Tra ’l mar, e l’Appennin fin’ all’Isauro.

E composta dunque da tutti quei luoghi, che rimangono tra il mare Adriatico, e i Monti Appennini, tra i fiumi Tronto, ed Isauro oggi chiamato Foglia. Siccome il Piceno antico era diviso in tre Agri, cioè Adriano, Pretuziano, e Palmense: così i moderni Geografi dividono la Marca in tre Contadi, e li chiamano Marca Ascolana, Marca Fermana, e Marca Anconitana, e queste tre Marche, oppure Agri formano una sola Provincia, cioè la Marca Anconitana.

Avendo dimostrato i confini, ed i nomi, che ebbe il Piceno Annonario, debbo passare a descrivere i luoghi, e le città, che lo composero. Ma siccome quest’opera verebbe assai voluminosa, se tutto minutamente delineassi: così parlerò soltanto delle Città, e luoghi distrutti. Chi brama sapere le notizie delle Città, che esistono, cioè di Rimino, di Sinigaglia, di Fano, di Pesaro, di Gubbio, di Jesi etc. facilmente può saperle leggendo gli Storici di tali Città.