Pagina:Piceno Annonario ossia Gallia Senonia illustrata Antonio Brandimarte 1825.djvu/51

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

35

Il Muratori asserisce, che questo decreto appartiene all’anno dell’era Cristiana 261. Crede, che i tre principali Collegii, che si accennano, furono de Fabbri’, de’ Centonarii, e degli Dendrofori. Legge nella terza linea in Triclinii domus conclavi, e Patre Numeri nostri. Si stupisce degli errori, e parte di essi attribuisce all’Artefice, e parte ai Cittadini di Sentino. S. Bernardo dice, che dall’ignoranza ne viene la superbia. Io dunque mi stupisco della superbia de’ Fabbri, che essendo persone ignoranti nelle belle lettere ardirono fare incidere in bronzo un decreto fatto da essi senza farlo rivedere, e correggere da coloro, che avevano studiato. Se i nostri Fabbri, Muratori, Lanajuoli si unissero ora in Congregazione, e facessero un decreto nella lingua Italiana, sebbene questa sia nel suo fiore, tuttavia lo farebbero con mille errori, con diversa ortografia, e senza senso. Cosi fecero gli Autori degl’indicati due decreti. Non osservarono le leggi grammaticali, non considerarono il senso, e l’ortografia. Ora chiamarono il lor capo Heldio Peregrino, ora Helbi Peregrini, scrissero ora Aeldius, ed ora Heldius. Io dunque non dico, che la lingua latina era in molta decadenza, come asserisce il Muratori, ma dico: Oh quanto furono superbi, perchè ignoranti! Per intelligenza di questi due decreti, e di quello ritrovato in Ostra, che in appresso riporterò, farò poche parole.

Varii erano i collegj presso gli antichi, e ciascuno formava il suo corpo, la sua università, e la sua scuola. Anzi sotto Alessandro Severo, come dice Lampridio1, erano di tante sorti, che sino i venditori del vino, e de’ lupìni formavano il proprio collegio: corpora omnium constituit vinariorum, lupinariorum, caligariorum, et omnino omnium artium. Non era lecito agli artieri di erigersi in Collegio per loro autorità, ma vi doveva intervenire quella non del Senato Municipale, ma del Senato Romano, o dell’Imperatore se-----

  1. In Alex. c. 33.