Pagina:Piceno Annonario ossia Gallia Senonia illustrata Antonio Brandimarte 1825.djvu/75

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sendo ritornati i Cavalieri in breve tempo all’infanteria il male molto si accrebbe. Imperocchè non ritornarono con ordine per ritornare poscia incoraggiti, ed uniti assieme alla battaglia, per fugare coloro, che li perseguitavano, o per intraprendere altra maniera di combattere, ma erano cosi disordinati, che alcuni di essi morirono per l’impeto della cavalleria Romana. Laonde l’infanteria de’ Goti non la ricevette, aperta la schiera, nè si fermo , ma con corso veloce unicamente si pose a fuggire, e così come se combattessero nelle tenebre si uccidevano a vicenda. Le truppe Romane presa l’opportunità che presentava loro la costernazione di quelli, senza misericordia trucidavano chi loro si presentava, mentre quelli fuggendo a capo chino non osavano di sollevare gli occhi verso gl’inimici, e non facevano caso delle lor armi. Il lor timore non solamente non si sminuiva, ma sempre più si accresceva. Restarono sul campo sei mila Goti: moltissimi si arresero a’ vincitori, che li fecero in prima prigionieri, e di poi li ammazzarono. Ne solamente furono uccisi i Goti, ma ancora la massima parte di coloro, che prima erano stati soldati Romani, e che si erano arrollati, come narrai ne’ libri di sopra, sotto Totila, e sotto i Goti. Finalmente i Goti, che sfuggirono la morte, e l’esser presi, furon quelli soltanto che poterono nascondersi, o fuggire favoriti essendo da’ cavalli, o dalla celerità de’ loro piedi secondo l’opportunità del tempo, e del luogo.

La notte copriva di già il campo di battaglia, quando Totila dopo aver fatti inutili sforzi per arrestare, o riordinare i fuggitivi fu costretto a fuggir ancor egli per la prima volta. Era accompagnato da cinque Cavalieri, del qual numero era Scipuare, ed inseguito da alcuni Romani, che non lo conoscevano, e fra questi era il Gepido Asbado. Questi essendo giunto dietro a Totila, e destinando di ferirlo negli omeri colla lancia lo incalzava, quando un giovane Goto domestico di Totila, compagno della fuga del padrone sdegnandosi con alta voce gridò: che fai, o cane, perchè vuoi percuotere il tuo Padro-