Pagina:Pirandello - L'Esclusa, 1919.djvu/111

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d’improvviso pallidissima; e aggiunse, con gli occhi bassi: — C’è Nicola in chiesa.

— È lì al banco, il padre, — disse Anna, sottovoce. — Meglio che tu stia qua. Mi sbrigo subito.

Niccolino non s’aspettava quell’incontro con Marta. Non la aveva più riveduta dalla vigilia della rottura col fratello. Restò come stralunato a mirarla; poi s’allontanò mogio mogio, si confuse tra la folla, vergognoso. Ne aveva avuto sempre una gran soggezione; aveva tanto desiderato d’esser voluto bene da lei come un fratello minore, cresciuto com’era senza madre, senza sorelle. Di tra quel rimescolìo di teste cercò di scorgerla da lontano, senza più farsi vedere: la scorse; rimase a contemplarla, a spiarla; poi, intrufolandosi tra la ressa, la seguì con gli occhi fino all’uscita della chiesa. Per un pezzo non potè più avere nè occhi nè orecchi per lo spettacolo della festa. Si ritrovò, senza saper come, in mezzo alla piazza stipata, soffocato tra la folla enormemente cresciuta, che aspettava ora l’uscita del fèrcolo dalla chiesa.

Dalla calca dei corpi ammaccati levavansi tutt’intorno, su i colli tesi, le facce accaldate, congestionate, smanianti nell’oppressura il respiro; alcune con una espressione supplice, d’avvilimento, negli occhi, altre con una espressione feroce. Le campane in alto sonavano a distesa

Pirandello. Esclusa. 7