Pagina:Pirandello - L'Esclusa, 1919.djvu/162

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col cappellino in capo, scoppiò in un pianto convulso.

Esaurita finalmente la pazienza, vedendo che con le buone maniere non riusciva a nulla, per consiglio del Direttore s’era messa a malincuore a trattare con un po’ di severità le alunne. Da una settimana usava prudenza con una di esse, ch’era appunto la figlia del consigliere Breganze, una magrolina bionda, stizzosa, tutta nervi, la quale, messa su dalle compagne, era giunta finanche a dirle forte qualche impertinenza.

— E io ho finto di non udire.... Ma quest’oggi alla fine, poco prima che terminasse la lezione, non ho saputo più tollerarla. La sgrido. Lei mi risponde, ridendo e guardandomi con insolenza. Bisognava sentirla! — Esca fuori! — Non voglio uscire! — Ah, no! — Scendo dalla cattedra per scacciarla dalla classe: ma lei s’aggrappa alla panca e mi grida: — Non mi tocchi! Non voglio le sue mani addosso! — Non le vuoi? Via, allora, via! esci fuori! — e fo per strapparla dalla panca. Lei allora si mette a strillare, a pestare i piedi, a contorcersi. Tutte le ragazze si levano dalle panche e le vengono intorno; lei, minacciandomi, esce dalla classe, seguita dalle compagne. È andata dal Direttore. Questi non mi dà torto in loro presenza; rimasti soli, mi dice che io aveva un po’ ecceduto; che non si debbono,