Pagina:Pirandello - L'Esclusa, 1919.djvu/223

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Aveva distrutto la lettera; ma le parole in essa contenute, come se si fossero ricomposte dai pezzettini di carta sparpagliati, la inseguirono su per la salita quasi turbinandole intorno al capo e ronzandole negli orecchi. Le udiva entro di sè confusamente sonare, non con la voce di chi le aveva scritte, ma con quella che dava a loro lei, in quel momento, non dolce nè carezzevole: voce di rivolta a tutto quanto le era toccato fin lì di soffrire.

Appena sola in camera, senti maggiormente quanto fosse per lei angosciosa la continua menzogna a cui era costretta nella propria casa, e più profondo che mai senti il distacco tra lei e la madre e la sorella. Anch’esse, con la schiva umiltà contegnosa, coi riguardi timorosi e l’apprensione costante di non dar mai nell’occhio alla gente, con la obbedienza schiava alla tirannia d’ogni rispetto sociale, non erano forse rientrate in quel mondo da cui ella era stata espulsa e condannata senza remissione?

Una ruga nuova le si disegnò su la fronte a quel nuovo moto deciso dell’animo contro i suoi. Cercò d’arrestarlo, cercò d’impedire che lo scompiglio del proprio spirito s’aggruppasse in quel sentimento d’odio, che le sorgeva spontaneo e prepotente per dominare, per soffocare l’inquietudine della sua coscienza antica.


Pirandello. Esclusa 14