Pagina:Pirandello - L'Esclusa, 1919.djvu/254

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non convinta. Purtroppo sapeva quanto le costasse quel venir di furto in casa di lui, e che tortura al collegio, e che smanie, che angoscia, le notti! Certo quello smarrimento, in cui si agitavano dissociati tutti i suoi pensieri, tutti i suoi sentimenti, la avrebbe tradita, un giorno o l’altro. Ella avrebbe voluto essere sicura del domani. Sicura di che? Non avrebbe saputo dirlo a sè stessa; ma sentiva che non era possibile durare a lungo in quello stato, protrarre quell’esistenza. Non trovava più luogo ove stare in pace un momento: nella propria casa, la menzogna; nel collegio, la tortura; nella casa di lui, il rimorso e la paura. Dove fuggire? che fare?

Andava dall’Alvignani unicamente per sentirlo parlare, per sentirsi dire ciò che, pensando fra sè, avrebbe voluto credere: che ella non era stata vinta; che quell’uomo non s’era impadronito di lei per violenza altrui; ma che ella lo aveva voluto, e ormai doveva starci, poichè gli s’era data. L’anima ne soffriva, smaniosamente, e soltanto nelle parole di lui riposava alquanto.

— Se tu amassi più, penseresti meno, — le diceva egli. — Bisogna dimenticare tutto nell’amore.

— Ma io non vorrei pensare! — diceva Marta, con stizza.

— Vedi, io penso questo soltanto: che tu sei