Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/103

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ripartirà sui diversi comuni, ma senza ingerirsi della loro interna amministrazione, proporzionatamente le gravezze volte ad alimentare la guerra; e l’esercito eleggendosi, come è suo diritto, i capi, sarà l’esecutore de’ voleri della nazione sgomberando l’Italia dalle alpi al mare, da ogni elemento straniero tirannico. Potrà mai un principe operare in tal modo? non potendo accordare illimitata libertà o dovrà bandire in Italia nuove leggi, o pretendere che tutti si uniformino durante la guerra a quelle di uno stato; cose entrambe impossibili ad effettuarsi. In ogni provincia, in ogni Stato giungeranno i regii commissarii, ed il malcontento o l’indifferenza li accompagneranno come l’ombra i corpi. L’Italia non subirà mai il giogo d’un potere che abbia il benchè minimo carattere d’uno de’ presenti Stati in cui essa si divide. Tutto ciò ch’è esclusivamente piemontese, napoletano, romano, non è italiano. Un principe durante qualche disastro (essendo puerilità supporre una sequela non interrotta di vittorie) può scendere a patti per salvare il trono degli avi; e però all’Italia fa d’uopo una rappresentanza nazionale, per cui non siavi altro utile se non quello dell’intera Italia, e che dirà: tutto o nulla. Se vi fosse una città che venga dall’esercito considerata come capitale, sarà lo scoglio contro cui romperebbero i nostri sforzi. Carlo Alberto pensò a difendere Torino, i veneziani Venezia, i romani Roma.... tutti furono vinti perchè angustiarono l’idea italiana fra le mura d’una capitale. Durante la guerra l’Italia non dovrà averne altra, che il punto strategico determinato dal corso delle operazioni militari. Un principe non può con animo sgombro da sospetti armare l’intero popolo italiano e trasformarlo in un esercito, e per tema di non poterlo padroneggiare, e perchè la natura del suo governo nol comporta. Il principe dovrà guerreggiare con l’esercito, e la nostra è guerra da combattersi dall’intera nazione.