Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/109

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care completamente il debole, senza che la libertà ottenuta in dono non potrà essere che condizionata, quindi mutilata; non è libera una nazione convinta ch’altri, volendo, possa rapirgli la sua libertà. La piena fiducia nelle proprie forze è una condizione indispensabile; fiducia, che solo dai fatti può emergere: quindi la libertà deve non solo conquistarsi, ma conquistarsi senza aiuti. Se gl’invasori d’Italia, ritirandosi, l’abbandonassero a sè medesima, non per questo l’Italia sarebbe libera: senz’alcuna fiducia, o almeno dubitando del proprio valore, ad ogni incontro non potrebbe che trattare umilmente con l’antico padrone temendo che questi gli rapisse il dono concesso: ed è spettacolo della schiavitù più umiliante lo scorgere una nazione che vantasi di essere libera subire le violenze d’un prepotente vicino. L’Italia per essere libera deve essere indipendente, e libertà ed indipendenza non altrimenti si ottengono che conquistandole; l’Italia deve: fare da sè, e tanto più salda sarà la sua futura libertà quanto più numerosi saranno i debellati nemici, più superbi i monumenti di gloria meritati per conquistarla.

Dicono i dottrinarii, i quali temono che i marosi della rivoluzione non li sommerga insieme alle lor dottrine, che bisogna educarsi al vivere libero, ottenere la libertà per gradi e non per salti, ed accettare una mezzana libertà come sgabello all’intera, come pegno di migliore avvenire. Strano ed assurdo argomento! La brama di libertà è sentimento, è aspirazione naturale dell’uomo, e non già dottrina; ed i ripetuti sforzi del dispotismo non bastano a distruggerla. L’uomo soggiace all’altrui dipendenza, non già perchè manchi in lui il desiderio di francarsene ed il convincimento di usare utilmente di sua libertà, ma perchè teme maggiore tirannia ed altri mali, che la propria immaginazione, guasta dal desiderio della quiete, gli figura; ed è al