Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/111

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primo venuto. Nè le nazioni si addottrinano e sortono dalla loro semplicità a furia di libri e di giornali, ma progrediscono, attuano una serie di fatti terribili e sanguinosi. L’opinione la più assurda è il supporre che una mezza libertà possa a grado, e senza veruna scossa, menarci all’intera; mentre cotesto vantato progresso legale mena dritto alla corruzione. Facciamoci a sviluppare un tale asserto.

Le condizioni indispensabili ad un popolo per conquistare una libertà duratura sono: lo sforzo per rovesciare la tirannide determinato dai mali presenti, e per evitarli nell’avvenire; la piena conoscenza della causa di questi mali ricercati dalla scienza.

Esaminiamo la mezza libertà quanto favorisca coteste cagioni determinanti e dirigenti.

I reggimenti moderati per loro natura nascondono e leniscono i mali, che non essendo abbastanza sentiti per obbligarci a ritorcere in noi medesimi lo sguardo, ci sospingono alla ricerca dei mali di popoli più infelici, che dalla nostra imaginazione esagerati, ci sembrano molto più di quello che realmente sono, facendoci perciò benedire le dorate catene.

II morale non compresso, ma logorato, illanguidito, perde la sua elasticità, ed a suoi beati, l’insorgere riesce impossibile. Accettasi senza dolore la derisione, i nervi del pensiero e dell’imaginazione sono intorbiditi affatto; metodicamente vengono i sudditi a non pensare diversamente da quello che vogliono i governanti; si avvezzano per mancanza di dolore a non rimontare all’origine delle cose; d’onde la mollezza. Per converso, dolori, afflizioni e ostacoli, l’isolamento stesso a cui astringe la tirannide, ritorcono il pensiero in sè medesimo; per la propria conservazione l’uomo tenta ogni via, si fa alacre e consideratore, e suscitandosi le passioni s’accelera la reazione.