Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/114

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 98 —

tutto è odioso sotto il peso della tirannide; perchè tutte armi volte ad opprimere le moltitudini, però tutte nei rivolgimenti distrutte; quindi sgombero il cammino da ogni ostacolo.

Invece negli stati a metà liberi, quasi tutto salvandosi, la rivoluzione da mille impacci è arrestata o sviata dal suo corso. Dottrinarii! che a voi convenga la mezza libertà, che l’industria ed il commercio fiorisca alla sua ombra, concedo; ma non asserite che essa giovi al minuto popolo, e che ci meni ad un migliore avvenire. L’uomo ha bisogno di lunga e laboriosa esperienza per giungere alla conoscenza di quelli ordini (che sono le leggi naturali) i quali guarentiscono la conquistata libertà; ma per francarsi dalla tirannide che l’opprime, procede a salti; lo schiavo non ismaglia lentamente le catene, ma le spezza.

Conchiudiamo: la libertà non ammette restrizioni di sorte alcuna, nè fa d’uopo d’educazione o di tirocinio per gustarla; essa è sentimento innato nell’umana natura: le franchigie concesse dai despoti nei momenti che non si vedono sicuri della vittoria non sono che un narcotico somministrato al popolo per addormentarlo fra le lentate catene ed annebbiarne l’intelletto; quindi senza la nazionalità la libertà non può esistere Ma oltre la nazionalità, essa per non dirsi una menzogna, una derisione, richiede un’altra condizione per molto tempo ignorata, ora ad arte disconosciuta, la uguaglianza. Egli è falso che l’uomo associandosi co’ suoi simili debba sacrificare parte di sua libertà; questa può definirsi il libero esercizio delle proprie facoltà fisiche e morali, che viene limitato dal mondo esteriore, dai bisogni, dai mezzi di soddisfarli. La società mediante la sua forza collettiva, trasforma in mille guise il mondo esteriore, giovandosi in infiniti modi delle forze naturali, e dei loro prodotti, quindi offre all’uomo un campo sempre