Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/116

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bondanza! E mentre la fame interdice lo sviluppo delle facoltà, che la natura concesse al proletario, e lo spinge, suo malgrado, sulla via faticosa ed aspra percorsa dal padre; uno stolido, un idiota, dal quale mai potrà cavarsi frutto, perchè ricco, avrà tempo e mezzi esuberanti per la sua educazione che verranno inutilmente sprecati. L’uguaglianza politica è derisione, allorché i rapporti sociali dividono i cittadini in due classi distintissime, l’una condannata a perpetuo lavoro per miseramente vivere, l’altra destinata a godersi il frutto dei sudori di quelli. L’uguaglianza politica non è che un ritrovato per isgravarsi dall’obbligo di nutrire gli schiavi, per privare il fanciullo, il vecchio, il malato d’assistenza, è un ritrovato per concedere al ricco, oltre i suoi diritti politici, la facoltà d’usurpare quelli dei suoi dipendenti.

Sonosi sciolte le catene degli schiavi recidendo loro i garetti. Una tale ingiustizia, che sacrifica a pochi i moltissimi, è eziandio danno manifesto all’intera società, perchè riesce impossibile ai null’abbienti ingegnarsi, ed ai troppo facoltosi manca ogni stimolo per farlo, e, crescendo così la disuguaglianza, essa corre, siccome dicemmo, al deperimento, alla dissoluzione.

In una società ove la sola fame costringe il maggior numero al lavoro, la libertà non esiste, la virtù è impossibile, il misfatto è inevitabile; la fame e l’ignoranza, sua conseguenza immediata, rendono la plebe sostegno di quelle medesime instituzioni, di quei pregiudizii da cui emerge la loro miseria, rivolgono la spada del cittadino contro i cittadini medesimi a difesa di una tirannide che opprime tutti. La fame imbriglia il pensiero, aguzza il pugnale dell’assassino, prostituisce la donna. La società intera viene abbandonata al governo di coloro che posseggono, ed il suo utile, la sua volontà sarà sempre quella di cotesti pochi i quali am-