Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/155

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 139 —

comuni; solo nell’Italia cistiberina durò ancora lungamente, ma fu in continua lotta col trono. Doma da Federigo, riprese vigore per l’avarizia degli Angioini; di nuovo perseguitata dagli Aragonesi, durante il regno del perfido Ferdinando d’Aragona, fece l’ultimo sforzo con la famosa congiura. Dieci Baroni de’ più famosi lasciarono la vita sul palco, altri fuggirono, furono occupate le loro castella, disarmato il vassallaggio. I discendenti non ebbero più forza; e per tradizione, e pel continuo cangiare della dinastia regnante essi non furono mai gli amici del re; undici nobili di primo rango perirono nel novantanove come repubblicani; fra questi il formidabile campione della libertà, Ettore Carafa conte di Ruvo. In Piemonte la nobiltà non conta che i fasti di sua docile servitù, nobiltà di secondo rango, perocchè i grandi feudatarii si estinsero successivamente, e sulle loro ruine s’innalzò il trono di Casa Savoia. I numerosi titolati, che brulicano nei varii stati d’Italia, sono nobili nuovi, ovvero non nobili (nè formano casta), i cui privilegii li lega per utile proprio al trono; sudditi, come il resto de’ cittadini, sono regii se percepiscono stipendio, liberali in caso contrario. I veri nobili d’Italia sono i patrizii delle varie repubbliche, ed in primo luogo i veneziani, e cotesta nobiltà potrà essere municipale e non regia. La borghesia italiana, non solo non sostiene, ma odia i presenti governi, e se non è sollecita al muovere, non avversa i movimenti. I preti, non essendo salariati come in Francia, contano moltissimi liberali, ed anche soldati della libertà. Infine possiamo conchiudere che se togli dall’Italia gli stranieri, l’appoggio dei troni riducesi alla codarda schiera degli impiegati e dei poliziotti.

Solo in Napoli ed in Piemonte havvi un esercito, ma esso non si è mostrato in certe circostanze, inac-