Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/168

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scrivere d’Italia con idee francesi, era falsa, e la conclusione non poteva essere che una: l’Italia non è Francia. Allora colorirono diversamente il loro disegno, resero francese l’Europa, ed in questo quadro generale, in un posto affatto secondario, quasi totalmente in ombra, si scorge l’Italia in lontananza. Ma chi parte da falsi principii deve essere condotto naturalmente a false conseguenze. Infrancesato il globo intero, ne derivava la supremazia francese, e l’avvenire da essi pronosticato sarebbe, come dice V. Hugo, il mondo francese; e quindi la rivoluzione, la rigenerazione umanitaria risultando d’un carattere speciale, e non già umanitario, veniva da essi, che se ne dicono i propugnatori, rinnegata affatto.

E tratti ancora innanzi da’ loro ragionamenti additano la Francia come nostra protettrice, come fonte di ogni nostro futuro bene, e predicano la fratellanza con essa; assurdo manifesto. Avvegnachè tra il protettore ed il protetto, il maestro ed il discepolo, il difensore ed il difeso, fratellanza non può esservi mai, ma dipendenza. Senza che essi se ne accorgano, i loro ragionamenti pronosticano che un giorno Parigi sarà la nuova Roma, e come ora la Francia china il capo ai vitelli sublimati da compri pretoriani, nel felicissimo avvenire al quale ci avviciniamo, tutta l’Europa farà lo stesso. Se questo è il progresso auguriamoci il regresso, e regresso prontissimo.

Non si affretta nè si propugna la rivoluzione con dottrine che la distruggono, od almeno la travisano, e sgagliardiscono l’animo; l’unità mondiale vi sarà, ma non già come pretendono costoro, distruggendo le nazionalità, incorporandosi insieme, o assorbite dalla preponderanza di una fra esse. Come un individuo associandosi co’ suoi simili viene abilitato ad uno sviluppo maggiore delle proprie facoltà, del pari, nell’associa-