Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/170

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dalla sua innocenza, ovvero si riduca ad una pura perdita di tempo; vi sono banchieri e commercianti le cui faccende prosperano, quindi temono qualunque rivolgimento, che ne ristagni il corso. Ma questi non sono partiti, neppur sètte, sono individui, ripeto, esuli i più, a’ quali l’esilio, sorgente per la maggior parte di miserie e dolori, fruttò loro onori, considerazioni, lucri che mai non ottennero nel proprio paese. Rispettando in questa numerosa schiera i pochissimi illusi perchè non vogliono darsi la pena di pensare, e perchè natura li creò d’animo poco gagliardo, spregiamo la generalità; nè ci faremo a rimescolare un tal fango. Le nostre riflessioni si rivolgeranno su coloro che meritano il nome di partito.

I regii bramano la guerra europea; e leggendo come casa Savoia, barcheggiando fra Austria e Francia, abbia ingrandito i suoi Stati, sperano che si possa porre ad effetto la cacciata dello straniero, e costituire un forte regno boreale arbitro de’ destini italiani. Il principio loro è quello sviluppato dal Balbo, tendere all’unità col successivo ingrandimento de’ varii Stati italiani. Noi riteniamo, e l’abbiamo dimostrato, che questo successivo ingrandimento è di ostacolo all’unità; che uno Stato italiano non darà mai norma agli altri, ma accrescerà in quelli l’occulto potere ed il credito degli stranieri. Abbiamo emessa distesamente la nostra opinione riguardo al significato che diamo alla parola nazionalità, epperò non possiamo incontrare la nazionalità italiana negli abitanti della vallata del Po, retti secondo i capricci d’un principe ed in ultimo, insegnandoci la storia con severissima lezione, che le guerre regie combattute in Italia sono sempre state scaturigine di miserie ed umiliazione, rispettiamo una tale opinione, ma la logica ed il cuore si ricusano a dichiararla italiana.