Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/227

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stituzione sociale, di sgombrare il suolo delle sterminate macerie dei pregiudizii, di leggi, di opinioni ammucchiate sul diritto di proprietà che gli serve di base, e che poggia a sua volta sugli omeri dell’immensa moltitudine de’ null’abbienti, come rivoluzionario, potrei far fine. La nazione penserà a ricostituirsi. Nondimeno sospingeremo lo sguardo in questo ignoto avvenire e procederemo in esso attenendoci strettamente a’ stabiliti principii.

«I tiranni..... scrive Mario Pagano, col progresso del tempo, dalle continue reazioni degli oppressi, debbono rimanere disfatti. La legge è immutabile, l’ordine è costante, la pena è certa; benchè col piè di piombo, giunge al fine.»

Ora che scrivo, la miseria cresce ogni giorno; i governi moderati, corruttori e codardi in putredine vanno consumandosi, la tirannide mostrasi, perchè minacciata, terribile ed ingorda, e così la sua azione affretta l’immancabile reazione. I popoli intolleranti dello stato presente, fremono, il movimento non tarderà; e non già, come pretendono i dottrinarii, il popolo più dotto e più incivilito, ma il più oppresso, darà il segnale della battaglia. La questione economica, quasi in tutta Europa prevale, non solo fra i dotti, ma nella plebe, la questione politica n’è stata quasi del tutto eclissata.

Cominciato lo sbaraglio, vedremo il popolo, da’ suoi dolori sospinto, con abbandonate redini precipitarsi nei pericoli, ma le sue prime orme saranno incerte, vacillanti; esso non saprà scorgere il vero nemico, nè colorire i suoi disegni. In questi momenti la riuscita, l’indirizzo della rivoluzione, dipenderanno da quella gioventù intelligente, che fornisce non dotti ma illuminati combattenti di cui il popolo naturalmente si fa testa. Se questi desiderano il vero bene della patria, dovranno senza far gruppi o sette, ma ognuno secondo