Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/26

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in cui la natura è selvaggia, e non ancora ha subìto gli effetti dell’umana operosità, le sensazioni debbono essere pochissime, le fibre degli uomini rozze. A misura che le sensazioni crescono per la trasformazione che il mondo esterno subisce per mano dell’uomo, le fibre gradatamente si dirozzano; quindi le tre età che si riscontrano nell’uomo, esistono egualmente nelle società dei sensi, il puro stato selvaggio; dell’immaginazione, l’epoca delle favole e degli eroi; della ragione, l’epoca delle forti passioni, delle grandi virtù, perchè la fibra ha raggiunto tutto quel grado d’irritabilità di cui è capace. Dunque per la natura umana il moto, il cangiamento delle condizioni e relazioni degli uomini, è immancabile; e per la stessa natura nelle società debbono sempre migliorando succedersi tre età diverse; dunque progresso. Ma le modificazioni, ed i rapporti, effetti dell’umana operosità, essendo indefiniti, indefinito eziandio il numero delle sensazioni che ne risultano; e siccome le soverchie, e continue sensazioni logorano ed ammolliscono le fibre, e gli uomini s’avviliscono, ne risulta che le società debbono eziandio soggiacere allo stato di vecchiezza, e morire di sfacelo; il progresso indefinito è impossibile.

Ora ci faremo a particolareggiare le nostre ricerche. Generalmente ogni modificazione che l’uomo opera sugli oggetti circostanti è un prodotto; le modificazioni sono indefinite; i prodotti debbono indefinitamente crescere.

Discorremmo nel primo saggio come si formano le prime famiglie, e quindi i paghi, le città; quindi l’uomo tende all’associazione, o perchè il debole donasi al forte per essere protetto; o perchè questi lo fa suo schiavo, perchè varii deboli si collegano contro il forte. Insomma questa tendenza continua risulta dall’istinto della propria conservazione, dalla ricerca della prosperità, dalla paura della vendetta, non già dall’amore