Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/279

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tire il bisogno di migliorare. La formula, la parola di questo futuro, non esisteva ancora nelle menti.

L’Austria continuava a concentrare il potere, ed incurvava così un arco di acciaio non prevedendo la reazione della sua elasticità. I lombardo-veneti intesero di essere italiani, appena l’Austria volle che fossero tedeschi. La parola Nazionalità percorse da un’estremo all’altro d’Italia, ed i bisogni materiali del popolo, i desiderii dell’ardente e poetica gioventù, furono espressi da tali parole. Lo straniero fu additato da tutti come la causa di ogni male.

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La borghesia, impotente per sè medesima, in Europa è tirannica ove regna, e demagoga ove è serva.

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i repubblicani dicono di non accettare il formalismo, ma combattono il comunismo, temono dichiararsi socialisti, propugnano il vangelo, in una parola niegano la rivoluzione e vogliono la rivoluzione. Quali sono le riforme da essi desiderate? S’ignora, l’ignorano essi medesimi, e pretendono che il popolo, per conquistare questo futuro incognito, compia la rivoluzione, ed attenda che Iddio comunichi le tavole della legge ad un nuovo Mosè.

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Egli è una verità incontrastabile, che i mali delle nazioni non dipendono dagli uomini, i quali non sono che i frutti delle loro costituzioni sociali, e da cui non bisogna attendere un’abnegazione sinora sognata per mancanza di principii. Finché il governo reggerà, invece di amministrare, ordinerà in luogo di seguire la via che il concetto collettivo gli addita, comanderà più tosto che servire il popolo, non potrà esservi giammai garanzia possibile.