Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/33

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 17 —

cetto di pochi getta un seme nell’universale coscienza che frutterà, fecondato da fatti. Questa idea popolare legasi con le astrazioni dei filosofi, ma essa è quel primo suggerimento dell’istinto movente, e punto di partenza dei ragionamenti di quelli; e però nasconde nuovi errori, nuovi mali, dai pensatori, manifestati, comparati, contrappesati, ma sempre inutilmente pel volgo, che non cercherà il rimedio di mali non ancora esperimentati; e come quelli procedono seguendo i voli del loro pensiero sino alle ultime conseguenze, le moltitudini, lentamente operano, ed attraverso fatti, delusioni, errori, procedono verso la meta da quelli rapidamente raggiunta.

Sbattuto dalla tempesta sento il bisogno di un ricovero, penso di piantare degli alberi, e già li veggo nella immaginazione, in grandi rami diffusi. Li esamino minutamente, e mi convinco che non sarò da essi abbastanza guarentito, anzi mi attirerò i fulmini addosso. Come fare adunque? Quando saranno grandi, penso meco stesso, li abbatterò; coi loro fusti costrurrò un ricovero più utile degli alberi. Esamino questo nuovo trovato del pensiero, e, non iscorgendolo abbastanza perfetto, procedo; perfeziono il ricovero, e giungo, sempre migliorando, ad un edifizio; e conchiudo che l’edifizio è il solo utile rimedio contro la bufera. Ma a quanti travagli, a quante fatiche, a quante delusioni non dovrò sottostare se voglio trarre in atto il mio pensiero, e piantare gli alberi, attendere che crescano, abbatterli, ed adattarli all’ideato edificio? I riformatori son quelli che ragionando stabiliscono la necessità dell’edificio; il popolo comincia per attuare il pensiero con piantare l’albero, e non l’abbatte, se prima non ha esperimentato che esso non è sicuro all’ombra delle sue foglie, come aveva sperato; e così procede, perfezionando il proprio ricovero, sempre dopo avere esperimentati quei mali che la ragione aveva già preveduti.