Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/65

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Ecco, o dottrinari! il progresso sognato dalla vostra beata schiera. È meravigliosa l’astrazione in cui questi cotali lontani dalla miseria e dall’opulenza vivono; essi credono in buona fede che dalle loro elucubrazioni fiorirà la libertà. Una catastrofe politica li sorprende, un soldato prescrive i limiti alle loro dissertazioni, come un pedagogo limita, minacciandoli della sferza, le ricreazioni dei fanciulli; essi senza perder coraggio velano le loro idee, le lasciano indovinare, e procedono sognando di far guerra al dispotismo. L’idea, il concetto, dominano, è vero, il destino dei popoli: ma esse sono conseguenze de’ fatti e non si traducono in fatti che dalle rivoluzioni compite per forza d’armi, ed il popolo non trascorre mai alla violenza perchè animato da un concetto, ma perchè stimulato da’ dolori. Cosa sono le idee senza le rivoluzioni, senza la guerra che le faccia trionfare? un nulla: sono le varie forme che i vapori prendono nell’aria, e che un zeffiro disperde.

Ma non bisogna arrestarsi alla superficie della società, su cui pur troppo chiaramente è scolpito un tale destino, fa d’uopo esplorare il fondo per pronunciare la sentenza. Discorremmo, come i pregiudizii e le false opinioni in origine più comuni, manifestando col tempo i loro attributi, cagionano, perchè non concordi con le leggi di natura, mali gravissimi, ed il rispetto, anzi il culto che il popolo aveva per essi, cangiasi in disprezzo e derisione. Coloro che primi scrollano tali pregiudizii sono i riformatori; affrontano questi l’ira sociale, sfidano l’esecrazione di quelle moltitudini ch’eglino vogliono difendere, e tanti dolori immeritati, tanti martirii estremi vengono in essi ad alleviarsi pel convincimento di essere i propugnatori del vero.

Incontro a questi, dicemmo eziandio, sorgono gli apologisti del presente, dediti sempre a sacrificare ogni loro convincimento ai vantaggi che loro vengono offerti