Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/77

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per placare gli Dei offrivano loro la vita dell’offensore, ed il culto manifestavasi con gli umani sacrifizii. Isolati gli uomini, ogni uno ebbe i propri Dei, quindi gli Dei penati. Raccolti in città, surse il pubblico culto, come surse la pubblica opinione, il pubblico costume.

I popoli si mansuefecero, si assottigliarono le menti, e la religione cangiò! L’agricolo e placido Etiope adorò le costellazioni, che annunziavano le stagioni avverse o propizie ai suoi campi ed il dilagare dei fiumi fecondatori; le nominò con simboli conformi alle sue idee, ed adorò la Fede, la Pace, la Guerra... Infine coll’ingentilirsi dei costumi i sacrifizii umani cessarono. Nell’assottigliarsi della religione surse la Greca e l’Italica filosofia la quale era in opposizione, come ogni filosofia, coi principii religiosi. Gli Dei dei Greci e dei Romani non erano gli arbitri del destino degli uomini, ma di aiuto efficacissimo, se propizii alle loro imprese, nemici terribili, se irati; al disopra di essi eravi l’immutabile destino, alle cui leggi sottostavano Dii, e mortali. La filosofia naturalmente concentrò tutti i suoi studii su questa forza, su questa legge suprema, e riconoscendo la frivolezza degli altri simboli, l’assurdità della numerosa turba di Dei, li dichiarò falsi, ed altro non riconobbe che questa potenza superiore, che fu l’unico Dio, le cui leggi essendo eminentemente giuste, e però immutabili, distruggono qualunque culto, qualunque relazione tra Dio e gli uomini, e così, come era naturale, la filosofia stabiliva l’Ateismo.

II riconoscere una legge suprema giusta e fatale regolatrice dei destini degli uomini, era idea che poteva allignare solamente fra un popolo puro e conscio della propria dignità, ma la buona semente fu sparsa su cattivo terreno, il degradato popolo del cadente impero; popolo avvilito, popolo schiavo, che le miserie avevano ridotto quasi nello stato medesimo del selvaggio, atter-