Pagina:Platone - Fedro, Dalbono, 1869.djvu/107

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gna che qualche volta non dica le cose come sono avvenute, quando non sono nel fatto verisimili, tanto nelle difese quanto nelle accuse, e si faccia a ricercare pienamente il verisimile e dare un addio alla verità, perchè l'arte oratoria consiste nel procurar questo in tutto il discorso.

Fed. Ecco, Socrate, che tu hai annoverato le cose che soglion dire coloro i quali si danno per artefici di orazioni, ed io mi ricordo che noi di sopra ne abbiam toccato leggermente di ciò, sebbene agli studiosi questo modo sembra il più alto punto dell'arte.

Socr. Ma tu hai davvero studiato punto per punto tutto il tuo Tisia; or questo Tisia ci dica s'egli vuol intendere per verisimile altra cosa se non quello che alla moltitudine pare così.

Fed. E che altro potrebb'essere?

Socr. Anzi questo mi pare ch'egli abbia trovato, secondo la sua scienza, e fermato come una regola d'arte; chè se per esempio, un uomo fiacco di corpo e coraggioso avendo percosso un altro forte e pusillanime, e toltogli il pallio o altro arnese, venisse chiamato in giudizio, non bisognerebbe che nessun de'due dicesse la verità; ma il pusillanime bisogna che dica ch'egli non è stato percosso da un uomo solo e coraggioso, e quest'altro dovrà sostenere che stavano essi due soli, e farà uso di questo