Pagina:Platone - Fedro, Dalbono, 1869.djvu/109

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specie sotto una sola idea, non sarà mai buon artefice di orazioni, almeno voglio dire per quanto può essere un uomo. Ma questo egli non acquisterà mai senza un grande esercizio pratico nel quale l'uomo di vero senno non si dovrà affaticare per poter dichiarare o trattare i negozi con gli uomini, ma si bene per parlare ed operare in modo grato agli Dei, quanto gli è possibile; imperciocché, o Tisia, coloro che sono più saggi di noi ci dicono che gli uomini di senno non debbono procacciar di piacere ai compagni loro di schiavitù, se non fosse così per occasione, ma sì a quelli che sono lor buoni padroni e nati di buona origine. E se questo giro di parole ti sembra lungo non ti far maraviglia, perchè questo è il modo che si ha da tenere per giungere a cose grandi e non già il modo che tu credi; e certamente può avvenire, come la ragione ci dice, che volendo tener questo modo ne vengano fuori opere di gran bellezza.

Fed. Tu mi pare che parli maravigliosamente, o Socrate, basta che pure l’uomo possa giungere a tanto.

Socr. Ma per chi si affatica di giungere al bello, è bello anche il soffrire, quando ci si debba giungere per questa via.

Fed. Certamente.