Pagina:Platone - Fedro, Dalbono, 1869.djvu/111

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spetto di costui gli mostrò le arti, e dissegli che bisognava farne dono al resto degli Egiziani. E il re domandò che utilità avesse ciascuna di esse: e mostrandolo colui, il re secondo che gli pareva che dicesse bene o male, riprovava o approvava: e dicono che Tamo avesse apportato a Tot molte ragioni pro e contra per ciascun'arte, che a riferirle sarebbe troppo lungo. Ma quando si fu venuto alle lettere: o re disse Tot, questo insegnamento renderà, gli Egiziani più sapienti e memoriosi, perch'io ho trovato questo aiuto per la scienza e per la memoria. E il re disse: o ingegnosissimo Tot, un uomo sarà valente a creare le arti, un altr'uomo a giudicare qual parte abbiano esse di danno o di utilità per chi ne faccia uso; e tu ora essendo come il padre delle lettere scritte, per l'amore che porti ad esse tu dicesti quello ch'esse non possono fare, mentre lo scrivere porterà la dimenticanza nella mente di chi l'apprende e farà trasandare l'esercizio della memoria, perchè gli uomini affidandosi alle lettere scritte, non si ricordano per un lavorìo che fanno dentro di loro, ma per 1'aiuto esterno di segni estranei, sicché tu non hai trovato un mezzo di ritenere, ma di richiamare a memoria le cose; quindi ai tuoi discepoli tu dài una sapienza apparente e non la vera, perchè udite molte cose, essi divengono senza maestro, in apparenza, dotti di