Pagina:Poe - Storie incredibili, 1869.djvu/179

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cinaccio e di vetri rotti. Questa cinta, non indegna di una prigione, segnava i limiti di quel dominio; e noi non uscivamo di là che tre volte per settimana — una al giovedì, nel dopo pranzo, quando, accompagnati da due prefetti, ci si permetteva di far brevi passeggiate in comune, traverso le vicine campagne; e due volte alla domenica, allorchè — con una regolarità di militi in rassegna — ci recavamo ad assistere agli uffizii del mattino ed ai vespri nell’unica chiesa del villaggio.

Il direttore della nostra scuola era anche il curato di questa parrocchia.

Con quale profondo sentimento di ammirazione e di perplessità io era assuefatto a contemplarlo dai banchi remoti della nostra tribuna allor ch’ei saliva a passi lenti e solenni la scaletta del pulpito! Come mai — io pensava — quest’uomo venerabile, dall’aspetto sì modesto e benigno, dal camice sì giusto e pulito e con isfarzo chiericale, ampio, ondeggiante e così ben soppressato, — come mai, dico, potev’egli essere quegli stesso che, pochi momenti prima, con viso acre ed asciutto e in vesti lorde di tabacco, pretendeva — la sferza in mano — di eseguire in iscuola leggi draconiane? — Paradosso veramente straordinario, la cui unica mostruosità soltanto ci impedisce di potergli trovare una spiegazione qualsiasi!

In quell’angolo di muro massiccio aprivasi misteriosamente una porta nera e pesante, chiusa a bandella, munita di chiavistello e sormontata da una cresta di acute punte di ferro. Quali sentimenti di profondo terrore non ci spirava tal porta! Ed essa non si apriva mai, mai — tranne che per le tre periodiche nostre uscite al passeggio, ed al ri-