Pagina:Poe - Storie incredibili, 1869.djvu/259

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 253 —


in biancicante schiuma. Il battello prese bruscamente un’orzata a sinistra, e guizzò da questa nuova direzione come fulmine. Contemporaneamente, il ruggito delle acque si perdette in una specie di clamore acuto, un suono tale che potrebbesi soltanto concepire figurandosi più e più migliaia di vaporiere, aperte nel medesimo istante, dar libero sfogo agli addensati vapori. Ci trovavamo allora nella rigonfia zona che accerchia costantemente il baratro; e naturalmente io temeva che tra un secondo saremmo spariti nell’abisso, il cui fondo scorgevasi in confuso, tanto cioè quanto ci concedeva di vedere la prodigiosa velocità ond’eravamo tratti. Nè il battello sembrava, solcasse le acque, ma appena appena rasentassele, simile a bolla d’acqua volteggiante sulla superficie dell’onda. La bufera ci soffiava da destra, e a sinistra rizzavasi l’immenso oceano da noi trascorso, il quale sembrava una muraglia immane contorcentesi tra noi e l’orizzonte.

Può sembrarvi strano, eppure, quando ci trovammo nella stessa gola dell’abisso, sentii rimettermisi un po’ più di sangue freddo, più di quanto ne avessi avuto man mano che mi vi appressava. Morto affatto alla speranza, mi trovai come sciolto d’una gran parte di quel terrore ond’era stato da principio fulminato. Anzi io penso che la disperazione stessa irrigidisse i miei nervi.

Probabilmente voi prenderete queste cose come una millanteria; ma, in affè di cristiano, vi narro la verità pretta pretta: ed io cominciava a immaginare qual veramente stupenda cosa si fosse il finire in consimile modo, e quanto fosse stolto, nè per me dicevole occuparmi d’interesse sì volgare qual era