Pagina:Poe - Storie incredibili, 1869.djvu/78

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finestre non corrispondeva alla decorazione. I vetri appariano singolarmente scarlatti, — d’un intenso colore di sangue.

Ora, in ciascuna delle sette sale, a traverso gli ornamenti d’oro qua e là sparsi a profusione, o pendenti dalle soffitte, non si scorgeva verun lampadario, nè un solo candelabro. Non lampane, anzi non bugie, nessun lume, insomma, di cotal fatta in così lunga fila di camere. Se non che nei corridoj che cignevano quelle stanze, e precisamente dirimpetto ad ogni finestra, s’innalzava un treppiede enorme con un braciere ardente, il quale projettando i suoi raggi lungo i vetri colorati, illuminava la sala di uno splendore abbagliante: da che si produceva una moltitudine sterminata di fantasmi, fantasticamente ed incessantemente congiunti. Fenomeno di solennità meravigliosa! Ma è da notarsi che, nella camera volta a ponente, la camera nera, la luce che il braciere sprazzava sulle funebri tele damascate e lungo i vetri dal color di sangue, splendeva spaventosamente truce e sinistra, dando alle fisionomie di coloro che vi si fossero imprudentemente immessi, un’apparenza tanto strana, che pochi e pochissimi dei baldi danzatori sentivansi l’animo di mettere i piedi in quel magico recinto.

Ed era per lo appunto in questa sala che, appoggiato al muro di ponente, levavasi un gigantesco orologio d’ebano. Il suo pendolo oscillava solenne con un tic-tac, sordo, sordo — monotono ; — e quando l’ago dei minuti avea compito il giro del quadrante, e che l’ora era li lì per iscoccare, dai polmoni di rame della macchina strana si destava un suono distinto, scrosciante, profondo e superla-