Pagina:Poemetti allegorico-didattici del secolo XIII, 1941 – BEIC 1894103.djvu/238

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
232 poemetti allegorico-didascalici

II

L’Amante e Amore.

     Sentendomi ismagato malamente
del molto sangue ch’io avea perduto,
e non sapea dove trovar aiuto,
4lo Dio d’amor sí venne a me presente,
e dissemi: «Tu sí sai veramente2-5
che tu mi se’ intra le man caduto
per le saette di ch’i’ t’ho feruto,
8sí che convien che tu mi sie ubbidente».
     Ed i’ risposi: «I’ sí son tutto presto
di farvi pura e fina fedeltate,
11piú ch’Assessino al Veglio o a Dio il Presto».
E quelli allor mi puose in veritate
la sua bocca a la mia, sanz’altro arresto,
14e disse: «Pensa di farmi lealtate».

III

L’Amante e Amore.

     Del mese di gennaio, e non di maggio,
fu quand’i’ presi Amor a signoria,
e ch’i’ mi misi al tutto in sua balia
4e saramento gli feci e omaggio;
e per piú sicurtá gli diedi in gaggio
il cor, ch’e’ non avesse gelosia
ched i’ fedel e puro i’ no gli sia,
8e sempre lui tener a segnor maggio.
     Allor que’ prese il cor e disse: «Amico,
i’ son segnor assa’ forte a servire;
11ma chi mi serve, per certo ti dico,
ch’a la mia grazia non può giá fallire,
e di buona speranza il mi notrico
14insin ch’i’ gli fornisca su’ disire».