Pagina:Poemetti allegorico-didattici del secolo XIII, 1941 – BEIC 1894103.djvu/283

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il fiore 277

XCII

Falsembiante.

     «Color con cu’ i’ sto sí hanno il mondo
sotto da lor sí forte avviluppato,
ched e’ non è nessun sí gran prelato
4ch’a lor possanza truovi riva o fondo.
Con mio baratto ciaschedun affondo;
ché sed e’ vien alcun gran litterato
che voglia discovrir il mi’ peccato,
8co la forza ch’i’ ho, i’ sí ’l confondo.
     Mastro Sighier non andò guari lieto:
a ghiado il fe’ morire a gran dolore
11nella corte di Roma, ad Orbivieto.
Mastro Guiglielmo, il buon di Sant’Amore,
feci di Francia metter in divieto
14e sbandir del reame a gran romore.»

XCIII

Falso-Sembiante.

     «I’ sí vo per lo mondo predicando
e dimostrando di far vita onesta;
ogne mi’ fatto sí vo far a sesta,
4e gli altrui penso andar avviluppando.
Ma chi venisse il fatto riguardando,
ed egli avesse alquanto sale in testa,
veder potrebbe in che ’l fatto si ne sta,
8ma nol consigliere’ andarne parlando.
     Ché que’ che dice cosa che mi spiaccia
o vero a que’ che seguor mi’ pennone,
11e’ convien che sia morto o messo in caccia,
sanza trovar in noi mai ridenzione
né per merzé né per cosa che faccia:
14e’ pur convien che vada a distruzione.»